martedì, novembre 03, 2009

Per tutti i papà

Molto commovente...


Il re dell'isola (The king of the island) from artFive on Vimeo.


venerdì, settembre 11, 2009

Coccinelle in viaggio


Ci sono tante cose in questo periodo che giocano con le mie emozioni. Ma, come sempre quando sono molto emozionata, non so esprimere.
Cercherò le immagini. E i ricordi.
È cominciato con un sms nel modo più consono ai nostri giorni. E i colori erano di dicembre e di Natale, c’erano le luci e i suoni del dicembre, i cappotti pesanti e le sciarpe. Il primo quadrimestre da finire.
Le due coccinelle rosse in fondo al blog iniziavano il loro viaggio. Tenero e affannoso.
Finisce il quadrimestre, qualche affanno.
Al lavoro tante cose da fare.
Quest’anno due tappe per i ragazzi: Alice ha la maturità scientifica, Micol III media. Michele vive a Genova, calciatore negli allievi del Genoa. Cambiano le cose. Velocemente. Come il corpo di una ragazzina adolescente.
Finisce la scuola per Micol e tra la fine delle mattinate di lezione e la prima prova d’esame i Campionati Europei di Karate (oro!). Poi l’esame, non brillante ma passato in modo pienamente sufficiente.
Alice inizia gli scritti di maturità e poi gli orali… Bene 85. Brava!
Michele è finalmente un po’ a casa. Meno impegni in estate.
Fa caldo quest’anno, caldissimo. Estate bollente. Le coccinelle sono vicine.
Poi l’esame per il patentino e una bimba bellissima su un datato “Ciao” rosso brillante. Che paura, che bella, che emozione, stai ancora qui con me a giocare con i Pokemon.
Benedetta compra lo zaino rosa, il diario, i quaderni. Prima elementare. I grembiulini neri con il colletto bianco, i buoni pasto ancora quelli lì. Le maestre che eran quelle di Michele.
Alice sceglie ostetricia e c’è l’esame di ingresso.
Compro il vestito. Quel vestito per quel giorno. E quelli dei ragazzi… e le scarpe. E si sente l’odore del mare ed è bello Camogli.
Scegliamo Parigi. Si si. Parigi.
Nicoletta è contenta e mi piace la sua emozione. Ci ha comprato gli anelli. Li abbiamo scelti e provati. La sensazione del metallo freddo intorno all’indice ha scaldato il mio cuore.
Le coccinelle si stanno toccando. Domenica si baceranno ancora e per la prima volta.
Mi scendono lacrime belle.

mercoledì, agosto 19, 2009

Osservazioni

"Oggi andiamo in spiaggia con i miei fratellini", dice.
Un vestitino corto, i capelli sciolti, il viso accaldato. Scalza.
Tre "cicci belli" tutti avviluppati in abiti comunque un po' fuori stagione.
CiccioUno ha un cappotto di panno azzurro che mia nonna mi aveva cucito per una bambola, ormai davvero tanti anni fa.
CiccioDue ha la gonna dello stesso panno, una sciarpa rossa e il ciuccio.
CiccioTre è in pannolino ed ha un impermeabile rosso stile Cappuccetto.
Spara lì tutti i Cicci sul tappeto, li denuda, li impannolina e ripete tra sè canticchiando"Andiamo al mare..."
Si ferma un attimo, osserva la zona ormai costellata di ogni gadget e dice "Ora devo fare una spiaggia!".
Questo è più preoccupante, penso io. Deve fare una spiaggia. Mah!
Ho il portatile acceso e la osservo senza farmi troppo notare. Vediamo un po'.
Decisa scende le scale e apre la dispensa, ne esce con tre ombrelli, li apre tutti e sotto sistema i Cicci-Marini, non prima però di aver sistemato asciugamani da bidet, recuperati nell'armadio, modello "telo mare".
In men che non si dica un tripudio di bambolotti, ombrelli, asciugamani, pentolini, biberon, ciucci hanno invaso lo spazio davanti a casa.
I "bambini-cicci" sono adulati, sgridati, bistrattati e coccolati.
Un argenteo cellulare con immagine ammiccante di una biondissima Barbie suona ogni tanto e dà il via a conversazioni incredibilmente recitate in cui le gambe si accavallano e l'atteggiamento è adolescenziale.
Mi fa sorridere e se ne accorge subito.
Mi aggancia immediatamente con il compito di sorvegliare un pupo-ciccio intanto lei è impegnata in una lezione di nuoto con gli altri due.
Accetto un po' malvolentieri, preferivo la passiva osservazione al cimentarmi in ruoli magistralmente diretti dal minuscolo donnino che si affaccenda di fronte a me.
Tempo un minuto e mi dice: "Non ho più voglia di questo gioco", serafica, "mi guarderei un cartone, tranquilla" e si avvia dondolante verso la camera.
Guardando il disordine oceanico le chiedo con un tono da mendicante: "metti in ordine almeno?"
Lei piagnucolante: "ma non posso mica fare tutto io".

o.O

lunedì, agosto 17, 2009

A me mi piace vivere alla grande, 1979, Fanigliulo

Guglielmo ha un reggipetto che se lo mette spesso
Nel cuore della notte come se fosse adesso
Adesso che Gesù ha un clan di menestrelli
Che parte dai blue jeans e arriva a Zeffirelli
E tu mi vieni a dire che adesso vuoi morire per amore
Ho un nano nel cervello, un ictus celebrale
Bagni di candeggina, voglio sentirmi uguale
Uguale a un gatto rosa per essere sporcato
E raccontare a tutti che sono immacolato
E tu mi vieni a dire che adesso vuoi morire per amore
A me mi piace vivere alla grande già
Girare tra le favole in mutande ma
Il principe dormiva la strega s'è arrabbiata
E dai tuoi occhi verdi quella lacrima è spuntata
A me mi piace vivere alla grande già
Girare tra le favole in mutande ma
Il principe dormiva la strega s'è arrabbiata
E dai tuoi occhi verdi quella lacrima è spuntata
Ed il padre di mia moglie mi aveva sempre detto
Portala dove vuoi ma non portarla a letto
A letto dove dormo, dove se posso sogno
Dove non so capire se ho voglia o se ho bisogno
E tu mi vieni a dire che adesso vuoi morire per amore
A me mi piace vivere alla grande già
Girare tra le favole in mutande ma
Il principe dormiva la strega s'è arrabbiata
E dai tuoi occhi verdi quella lacrima è spuntata
A me mi piace vivere alla grande già
Girare tra le favole in mutande ma
Il principe dormiva la strega s'è arrabbiata
E dai tuoi occhi verdi quella lacrima è spuntata.

mercoledì, luglio 22, 2009

Prima della Nascita

PRIMA DELLA NASCITA
di Umberto Piersanti

a settembre mi siedo presso il mare
c’era un capanno che il vento non coglie
in questa vasta spiaggia che perdura
fino alle tamerici lungo il viale
dolce è il ricordo qui dove
la foglia del platano si stacca all’improvviso
per un soffio che passa il cielo d’oro

i palazzi d’Europa e gli scaloni io ho percorso
spesso e poi mi fermavo alle finestre alte
e le distingue il legno nei riquadri esatti
sempre offuscati di tempo e di fiati
c’erano sotto alberi e giardini
io ci sostavo un poco e ripartivo
senza finire il viaggio, questa vicenda
dura per tutti gli anni della vita
fino alla costa alta che s’innalza
con ginestre e lentischi sopra l’acque
era un isola forse che si perde
pigra di bianche case calcinate
le scopri nel mattino quando la nave
che rulla stanca segna la discesa
o un promontorio nido di gabbiani
che la spuma circonda e intorno orla
oppure in una barca sul Tamigi
che a ottobre scorre limaccioso e scuro
ma nei parchi stupendi verso sera
ritornava l’azzurro fra i mattoni
rossi dell’ottocento, sono le case
perse nei bei giardini con le statue
saliva lo scoiattolo tra i rami
senza temere il corvo che lo segue

anche altri fiumi io ho risalito, a primavera
la Senna pigra e calda al primo sole
a Praga nel ristorane azzurro quella notte
la musica giungeva a noi dall’acqua
quanti altri e porti e mare
ch’entrava cupo o chiaro tra i palazzi
Europa ho trascinato dappertutto
la vicenda tenace e la ricerca
del momento perfetto che mi segue

da quando adolescente io guidavo
Laura dai bei capelli giù alle selve
e scendevamo in mezzo alle radure
dove il fringuello canta dalle querce
poi vennero altre donne
altri gli spazi che s’affollano grati
alla memoria che nessuno ne perde
ora che il tuo entusiasmo è ancora intatto
anche se avverti che qualcosa muta
che tremi quando vedi i fiori accesi
lungo è il tempo trascorso e non si ferma

m’hai detto, io ti guardavo, avevi il volto
come in quelle tue foto sul giornale
che mi manca qualcosa, forse mio figlio
lui, quando guarda gli arbusti dentro il quadro
tende i due pugni stretti e urla
non so come chiamarlo, forse geme
ma la madre lo scuote poi gli fa festa
parla con cantilene e dolci risa
torna il bambino attento, a lungo fissa
l’uomo che gli sta accanto e gli sorride
timido padre proprio perché in niente
del vero padre la vita conduce
non conosce i suoi gridi e si spaventa
non sa come abbracciarlo che gli pende
i suoi pianti di notte nella stanza
con quegli orsi giganti fatti in pezza
non ho ascoltato mai, non ha passato
in quella che sarebbe la loro stanza
una notte soltanto, non ha visto
la luna dove entri e che rischiari
come vada via lenta e poi s’acquatti
in qualche larga chiazza prima che cessi
gli manca questa vita che non voleva
che rifiutò caparbio e ora sente
i suoi giorni privi del sapore
d’una dolcezza vieta quanto vera
lo raggela l’assenza e sbigottisce

io fuggirò ancora dentro i parchi
vedrò le nubi sotto il finestrino
schiantante sulle Alpi dissiparsi
non cederò perdio, mi conosco
ma questo è un buco nero che non si colma
come quegli altri anche se non morde
ma una dolcezza nuova mi ripaga
pareggia il duro conto della vita

sono tornato in questa vasta spiaggia
che guardavo con te dalla terrazza
alta dell’Imperiale, era i primi di luglio
mi ricordo e c’era come adesso
un po’ di bruma che addolciva i contorni
d’alberghi e tamerici lungo il viale
solo ch’eravamo felici, mangiavano
uova di quaglia nella sala bella
mio figlio era già in te non lo sapevi
tornavamo dai monti e gli asfodeli
del Catria che si staglia azzurro in cielo
voglio che tu lo sappia figlio mio
ch’eravamo felici quando nascevi
poi fu l’agosto duro e assolato
e straccia la mia mente questo scuro
meccanismo che torna e mi sgomenta
ma c’era anche un bel vento sui torrioni
e la Livia moriva proprio in quei giorni
la madre di Gualtiero dalla gran voce
forte e che mai ho visto sconsolata
dentro il tuo corpo bruno sono entrato
dove non scorgi ancora colui che porta

questo settembre sono ritornato
nella costiera alta su a Focara
era il caldo già dolce ed era chiaro
la mia campagna bruna, io la guidavo
tra il campo di granoturco fino dove
tremola l’acqua dietro i pioppi e i rovi
solo con i monili sei rimasta
giovane donna nuda dentro l’erba
scure le belle membra che l’azzurro
esatte disegnava nel riquadro
mentre pendo su di e vedo i gabbiani
immobili nel cielo, così vicini
che forse tocchi con la mano alzata
solo un istante, scesero sul mare
dopo la vecchia casa avevano dinnanzi
ferma e rimasta dentro le stagioni.

novembre 1986
(I luoghi persi)

giovedì, maggio 14, 2009

Quando...


Quando una figlia ti dice che festeggia il compleanno in pizzeria con gli amici e tu vedi i suoi 14 anni luminosi e bellissimi splendere in lei e dentro di te, quando c'è l'esame per il patentino del motorino, quando ad una gara può andarci da sola, quando ti parla del futuro e delle scuole superiori...
... allora senti che non sei pronta o forse si ma non vuoi; allora ricordi tutte le paroline dette male di quando era minuscola, le nanne, le coccole piccole.
E allora sai che quegli occhi grandi tengono tutta la tua anima

lunedì, maggio 04, 2009

Grazie!


Grazie Beba!

Perché essere nei pensieri di qualcuno è una bella cosa.
Un bacio
Cristina